Ignazio Moncada (Palermo 1932- Milano 2012), si laurea in Scienze Politiche nella città natale, benché la sua aspirazione sia di dedicarsi alla pittura. Nel 1952 compie infatti un viaggio a Parigi per conoscere le ultime tendenze dell’astrattismo internazionale e in questa città si trasferisce nel 1958. Dopo alcune mostre collettive, ha la sua prima mostra personale nel 1965 alla Galerie Davray, in cui presenta dipinti su vetro non figurativi.

Nel 1966 lascia Parigi per Bruxelles e l’anno successivo ritorna definitivamente in Italia. Si stabilisce a Roma sino al 1973, dove incontra i poeti Murilo Mendez, Emilio Villa, Angelo Maria Ripellino e Valentino Zeichen, che scrivono sulla sua pittura. Espo­ne in questi anni nella galleria New Smith di Bruxelles (1969 e 1972) e a Roma nella Galleria Ferro di Cavallo (nel 1968) e quindi, presentato da Enrico Crispolti, nella Galleria dell’Obelisco nel 1971, ottenendo notevole successo.  Nell’inverno del 1973 soggiorna in Ligu­ria, a Calice Ligure, avviando anche i primi esperimenti di lavorazione della ceramica ad Albissola. Nei mesi estivi trascorsi in Sicilia, dipinge a ingobbio terracotte, che trascendono la funzione d’uso, presso un maestro vasaio di Santo Stefano di Camastra, l’ultimo ad utilizzare una cottura a legna, interrata. In questo centro artigianale di antica tradizione, che sin dal Settecento ha avuto una ricca produzione di creta invetriata, anche Picasso avrebbe voluto lavorare come ha confessato all’amica scrittrice Edmonde Charles-Roux.

Dal 1974, Moncada vive e lavora a Milano, città frequentata negli anni precedenti per l’amicizia stretta con Ernesto Rogers.

Una serena atmosfera cromatica pervade la serie dei quadri denominati Trasparenze che sfocerà nelle stratificazioni sperimentali dei Reperti di archeologie astratte del 1977 nei quali la commistione di pittura e carta velina determina un effetto di velatura e disvelamento simultanei.

Queste esperienze pittoriche vengono esposte nella Galleria dell’Ariete a Milano, nel Salotto a Como, nella Galle­ria Morone a Milano.

Nel 1978, le forme suggestive di queste rappresentazioni trovano un’applicazione scenografica nel balletto Per Viola, su musica di Bruno Maderna, per il teatro Politeama di Palermo.

Le Archeologie vengono poi presentate nel palazzo dei Diamanti a Ferrara nel 1979, anno in cui Moncada partecipa, con noti altri artisti, alla ricostruzione di Gibellina distrutta dal terremoto, realizzando un muro in ceramica policroma di cinque metri d’altezza. Inizia inoltre un nuovo ciclo pittorico Alesa e i segni del tempo, dai rossi-mattone, neri attenuati, gialli-ocra, luminosi e trasparenti come riverberi, che configurano affreschi astratti ed evocano sognanti lastricati di antiche civiltà mediterranee. In questi dipinti le forme-colore affiorano dal fondo in superficie,  facendo emergere un’energia inconscia e nascosta. Le stesse suggestioni cromatiche vengono trasposte da Moncada nei grandi teloni della sua Pont Art (Arte del Ponteggio) che, ricoprendo, durante i lavori di restauro del 1982, i portici meridionali di piazza Duomo a Milano, trasformarono un cantiere in un ampio intervento di pittura nella città, in un grande schermo di astratte immagini  psicologiche.

Altri interventi di Pont Art saranno realiz­zati in seguito ancora nel centro di Milano, in largo Donegani (Segni del vento, 1984), quindi a Madrid (palazzo Abrantes in Calle Mayor, 1987) e ad Augusta (Gollwitzerhaus, 1992).

La sua aspirazione a portare la pittura nei grandi spazi architettonici e ambientali trova espressione anche in altre occasioni, nell’inserimento di grandi pannelli pittorici nell’intercolumnio di palazzo del Senato durante la prima edizione di Milano Poesia nel 1984, oltre che in altri lavori effettuati con la ceramica in edifici privati e pubblici.

Nel corso degli anni ottanta la sua opera ottiene nuove attenzioni in Italia e all’estero, con mostre presso il Mercato del Sale, lo Stu­dio Marconi e la Galleria del Naviglio a Mila­no, l’Istituto Italiano di Cultura a Madrid nel 1987, in occasione dell’intervento di Pont Art, e il Musée des Beaux-Arts di Chartres, dove nel 1988 espone la serie dei Ballabili, nei quali si accentua la forza del colore. Ora le forme brillanti e tattili dei gial­li, rossi, blu, verdi si alternano a trasparen­ze e spazi di fondo, si collegano, rimbalzano, si comprimono, si distendono, in nuove possibilità compositive. Nei modi espressivi la pittura raggiunge sempre un ritmo intenso, non ristagna su una struttura più o meno regolare, ma sviluppa quella che Moncada definisce una “sarabanda di forme” vagamen­te circolari e sinuose, che sembrano “fare delle piroette”.

Seguirà una fase in cui le forme si dispongono su motivi verticali e seriali, nelle Differenze e nelle Correnti, oggetto di attenzione da parte di Stefano Agosti, per la mostra nella Galleria del Naviglio del 1991, e di Guido Ballo, per la mostra nel palazzo Chiaramonte (detto Lo Steri) a Palermo nel­lo stesso anno.

Nel 1993 la Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate dedica a Moncada una retro­spettiva, presentata da Elena Pontiggia, tra i critici più attenti al lavoro dell’artista in que­sti anni, che sottolinea la continuità del suo lavoro e il suo costante rinnovamento, os­servando come esso si traduca in una nuova “musicalità” e nel suo rapporto con strutture sempre aperte.

Negli anni Novanta Moncada ritorna a sperimentare le specifiche e infinite possibilità d’espressione della ceramica, nel gioco acquoso degli smalti, nella fluidità degli ingobbi, nelle graffiature, nei  rilievi e, soprattutto, nelle qualità metamorfiche e generatrici di miti di quest’arte del fuoco,

Alla stessa epoca delle serie pittoriche Differenze, Correnti e Ombra della luce del 1994, appartengono i murali in ceramica policroma realizzati per la sede della Winterthur Assi­curazioni di Milano, presso la sede centrale del Banco di Sicilia a Milano, così come il riqua­dro in ceramica smaltata del 1995 presso il Mediocredito Lombardo a Milano.

Nel 1995 Moncada crea un intero am­biente in ceramica, la Stanza dell’irrequie­to, nella villa Trabia a Bagheria e una Torre in bronzo per il Mediocredito Lombardo a Roma, alta 225 cm. Nello stesso anno spe­rimenta un’altra tecnica, realizzando alcuni arazzi per Krizia.

Tra il 1999 e il 2001 realizza sei piscine in mosaico ed i rivestimenti ceramici policromi per due bar dei transatlantici greci Olympic Voyager e Olympic Explorer.

In questo periodo la sua pittura conosce una nuova stagione di espressività gioiosa del colore, generata da fantasie e memorie di radice mitologica identificabili nei titoli delle sue opere dedicate a Poseidone, Galatea, Polife­mo.

La grande tela del 2002 acquisita dall’Uni­versità IULM di Milano, dal titolo La resi­denza di Poseidone era un gran palazzo in fondo al mare, fa parte di tale nuovo ciclo, vivificato da un’improvvisa “brezza imma­ginaria” scaturita dal potere liberatorio degli antichi riti pagani. Di questa stagione della pittura di Moncada scrive Luciano Caramel presentando le mostre del 2001, presso lo Spazio Annunciata, e del 2004, presso il Centro d’Arte Arbur, sempre a Milano.

Nel 2007, sul lungomare di Albissola, accanto ad interventi di molti artisti che vi han­no operato dagli anni quaranta, Moncada realizza un’altra sua opera ambientale, un sedile in ceramica ingobbiata, lungo quaran­tadue metri, che delimita a semicerchio una piazza. La intitola Gioie e delizie di Galatea, in continuità con i temi della pittura di que­sta fase artistica.

Nel 2011 la Triennale di Milano ospita un’antologica della sua produzione ceramica e nel 2012 Moncada decora il soffitto della Biblioteca del palazzo Branciforte a Palermo, con un affresco di 20 × 8 metri. Muore a Milano il 7 ottobre 2012.

 

poi a Milano dove si trasferisce definitivamente. L’ambiente romano è molto stimolante per Moncada, che qui entra in contatto con il mondo intellettuale e artistico modificando il suo stile, introducendo nei suoi lavori effetti di trasparenza. Nel 1973 si concede una breve pausa, stabilendosi con la famiglia e altri amici artisti a Calice Ligure, vicino ad Albisola, dove entra in contatto con gli artigiani che lavorano la ceramica, frequentando le loro fornaci e iniziando a creare opere con questo materiale. Il suo stile subisce diversi mutamenti, con trapassi e velature di colore e sperimentazioni di nuovi materiali sulla tela (carta velina). A questo periodo risalgono le Trasparenze e, successivamente, i Reperti di Archeologia, in cui il colore, protagonista indiscusso delle prime opere, si smorza per lasciare che siano i nuovi materiali applicati sulla tela a creare l’opera. Gli anni Ottanta portano ad un’ulteriore cambiamento stilistico; Moncada decide di espandere il formato pittorico e di modificare le tonalità adottate, che si fanno più diafane, meno squillanti. In questi anni realizza alcuni dei più importanti interventi pubblici di Pont-Art, in cui l’artista interviene direttamente su i grandi teloni di plastica che rivestono i ponteggi degli edifici in fase di restauro, abbellendo con la sua arte la città e, allo stesso tempo, nobilitando un materiale considerato di basso valore. Sono anni molto produttivi per Moncada, che realizza non solo interventi pubblici, in Italia e all’estero (Madrid e Augsburg), ma partecipa anche a diverse mostre personali e collettive. Il suo stile subisce un’ennesima evoluzione; il colore ritorna l’indiscusso protagonista delle sue opere, dinamico e brillante, senza rinunciare agli effetti di trasparenza e tridimensionalità, che negli anni precedenti aveva ottenuto grazie alle veline. Ora invece al puro colore si sovrappongono e fondono forme circolari e strisciate, create con le spugne o con i rulli imbevuti di colore bianco. Nel 1993 viene realizzato la prima antologica che racconta il percorso artistico di Moncada, dagli anni ’50 sino alle opere contemporanee, mostrando non solo lavori su tela e carta, ma anche pannelli e opere in ceramica. Nel 2000 entra infine in una nuova fase di sperimentazione del colore che si fa più vivo e gioioso, caratterizzato da ritmi dinamici ed emozionali, che richiamano la cultura mediterranea e siciliana, tanto cara all’artista. Nascono opere che prendono spunto dal repertorio degli antichi miti e delle suggestioni del Mediterraneo; attorno a questa stagione sono organizzate alcune importanti mostre in cui espone tele e ceramiche, e vengono realizzati importanti interventi pubblici in ceramica. L’ultimo lavoro realizzato da Moncada, nel 2012, è stato la decorazione del soffitto della biblioteca di palazzo Branciforte a Palermo, con un affresco di grandi dimensioni. Muore il 7 ottobre 2012.

 

Palermo, 1932

Nel 1952 compie un viaggio a Parigi per conoscere dal vero le opere dei maestri dell’astrattismo e dal 1958 si stabilisce nella capitale francese dove espone opere non figurative dipinte su vetro nella prima mostra personale del 1965.

L’anno successivo si trasferisce a Bruxelles e dal 1967 al 1973 abita a Roma. Diviene amico dei poeti M. Mendez, E. Villa, A. M. Ripellino e V. Zeichen che scriveranno della sua pittura.

Nel 1973, durante l’inverno, soggiorna ad Albisola e realizza i suoi primi lavori in ceramica. Nei mesi estivi, in Sicilia, esegue terrecotte a ingobbio a Santo Stefano di Camastra utilizzando una particolare e antica tecnica di cottura a legna interrata.

Si trasferisce a Milano nel 1974, e presenta i suoi dipinti in spazi pubblici, nel 1976 a Palermo alla Galleria Civica d’Arte Moderna, nel 1979 a Palazzo dei Diamanti di Ferrara e alla Sala Civica d’Arte Contemporanea di Alessandria.

Sempre nel 1979 partecipa con noti artisti alla ricostruzione di Gibellina distrutta dal terremoto, realizzando un muro in ceramica policroma di cinque metri d’altezza.

Nel 1982 da avvio a una nuova tendenza artistica denominata Pont Art (arte del ponteggio), dipingendo enormi teli di plastica che ricoprono durante i restauri i portici meridionali di Piazza Duomo a Milano. Trasforma così il rivestimento anonimo di un cantiere in un grande schermo di pittura inserito nella vita della città.

Esegue altri interventi di Pont Art, sia in l’Italia, che in Germania e in Spagna. A Madrid nel 1987, l’Istituto Italiano di Cultura ospita una sua mostra personale e l’anno dopo il Musées des Beaux Arts di Chartres dedica una antologica al suo lavoro.

Negli stessi anni realizza anche grandi pannelli in ceramica per uffici di rappresentanza di banche, società di assicurazioni e transatlantici. Nel 1993 si inaugura una antologica  alla Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate.

Nel 2007, sullo storico lungomare di Albisola Marina dove sono presenti opere di Fontana, Lam, Jorn, Leoncillo, delimita uno slargo fronte mare con una seduta in ceramica ingobbiata lunga 42 metri.

Nel 2011 la Triennale di Milano ospita una esauriente antologica della sua produzione ceramica. Nel 2012 decora con un affresco di metri 20 x 8 la Biblioteca del Palazzo Branciforti a Palermo.